I numeri del largo consumo nel 2025: crescita, fatturati, volumi
Nel 2025 il largo consumo in Italia consolida la ripresa: nei primi quattro mesi le vendite hanno superato i 45 miliardi di euro, con il Largo Consumo Confezionato (LCC) in crescita del +4,4% a valore e +2,6% a volume. Rispetto al 2024 (che aveva segnato +1,9%), si assiste a un’accelerazione, trainata soprattutto dal comparto alimentare fresco: frutta e verdura +7,9%, pescheria +7,7%, carni +5,6%. Il carrello della spesa resta prioritario per le famiglie, che sacrificano altre voci (ristorazione e beni durevoli -1,8%) per concentrarsi su beni quotidiani. Cresce la domanda di prodotti salutari, freschi e convenienti, mentre il non alimentare rallenta.
Le insegne migliori in Italia e nel Mondo

Discount e Cura della persona in crescita in Italia
Nel panorama italiano del 2024-2025 si distinguono alcune migliori insegne GDO per performance di crescita, format e strategie adottate. La quota dei discount sul totale GDO alimentare ha raggiunto circa il 23% della spesa (era 18,9% nel 2019), grazie al passaggio di molti consumatori verso questo formato a basso prezzo. Tre operatori dominano il settore discount con quasi il 70% del mercato: Eurospin, Lidl e MD. Eurospin, leader italiano del discount, copre da solo il 31% del comparto con oltre 1.200 punti vendita e una proposta focalizzata sulla “spesa intelligente” (alto value for money). Lidl Italia, parte del gruppo tedesco Schwarz, è l’insegna estera che più ha investito nel mercato italiano: ha chiuso l’esercizio 2024 con vendite record di 7,15 miliardi €, in crescita del +21,6% annuo. Questo la porta a pesare per circa il 22% del totale discount italiano e a conquistare ormai oltre il 6% delle vendite GDO complessive in Italia. La strategia di Lidl combina aggressiva espansione della rete (oltre 730 store, con obiettivo 1.000 punti vendita entro il 2030) e investimenti continui in efficienza, assortimento e marketing locale.
Anche MD – insegna discount italiana fondata da Patrizio Podini – si è affermata come terzo player. In dieci anni la sua quota è salita dal 5,4% al 15,6% del segmento. MD ha ottenuto questa crescita grazie a un costante lavoro di ricalibrazione dell’assortimento sui gusti dei clienti (introducendo più prodotti freschi e brand manufacturer accanto alla MDD) e a forti campagne di comunicazione che hanno reso il marchio più riconoscibile. Il successo di Lidl, MD e altri discount (es. Aldi, Penny, IN’s) indica che investimenti in aperture, prezzi competitivi, assortimento mirato e branding possono pagare anche in fasi di mercato complesse.
Oltre ai discount, anche altri formati e gruppi hanno messo a segno risultati notevoli. DMO, noto per le catene Caddy’s (cura persona) e L’Isola dei Tesori (pet store), ha beneficiato della crescita di segmenti adiacenti al grocery tradizionale. In particolare L’Isola dei Tesori – forte di oltre 400 negozi pet care – ha superato i 300 milioni € di fatturato nel 2024, divenendo la seconda catena pet in Italia dopo Arcaplanet. Sostenuto dal boom degli animali da compagnia nel post-pandemia, DMO ha attirato l’interesse persino di big player: nel 2025 Conad e investitori esteri hanno avanzato offerte per acquisire L’Isola dei Tesori, valutata circa 400 milioni. Questo dimostra come la specializzazione su nicchie in forte trend (es. pet food, cura persona) e l’omnicanalità (DMO opera sia con negozi fisici che online) possano generare elevate performance e opportunità di crescita esterna.
Contestualmente, DMO ha proseguito aperture (Beauty Star punta ai 100 negozi con nuove acquisizioni nel Nord Italia) e potenziato la logistica (magazzino centrale da 52.000 mq). Sempre nel beauty retail, segnali di concentrazione dal brand Ethos Profumerie (storico consorzio di 300 profumerie) si è fusa nel 2025 con UniBee, creando un nuovo polo da circa 500 negozi attivo da settembre. “Ethos, che compie 30 anni, si unisce a Unibee dando vita a una nuova realtà” annuncia Maria Eva Virga – unendo forze per competere con giganti come Douglas e Sephora.
Sul fronte moda e retail internazionale, meritano menzione le strategie di gruppi come Calzedonia, che proprio nel 2024 ha ridefinito il proprio branding in Oniverse per sottolineare un approccio omnicanale totale. Con oltre 5.700 punti vendita nel mondo, il gruppo veronese (marchi Calzedonia, Intimissimi, Tezenis, ecc.) integra strettamente fisico e digitale, come approfondito più avanti, offrendo un modello di successo replicabile su scala globale.

Retailer Globali: chi vince e perché
Allargando lo sguardo oltreconfine, le migliori insegne retail a livello globale condividono alcune caratteristiche chiave. I grandi gruppi internazionali come Walmart, Amazon e Costco continuano a dominare per fatturato, ma la loro leadership è sostenuta da forti investimenti in tecnologia e nuovi modelli di business. Walmart, ad esempio, nel 2024 ha conseguito crescite intorno al 5% grazie a una strategia omnichannel aggressiva: e-commerce alimentare in aumento del +22%, servizi di consegna rapida potenziati e un boom dei ricavi da advertising retail media (+26%). Il colosso americano sta integrando AI e automazione per migliorare logistica e customer experience, mentre spinge programmi di membership e fidelizzazione che hanno raggiunto picchi storici.
Parallelamente in Europa i gruppi Schwarz (Lidl/Kaufland) e Aldi si contendono la vetta del retail alimentare espandendosi in vari Paesi con il format discount e ipermercati competitivi. Anche le grandi catene generaliste e i brand del lusso accessibile (es. Inditex, Ikea, H&M) continuano ad evolvere i propri format per mantenere rilevanza. In Asia spiccano innovazioni come i supermercati phygital di Alibaba (Hema) e la convergenza tra e-commerce e negozi di quartiere. In sintesi, a livello mondiale i retailer vincenti investono in omnicanalità, espansione internazionale, assortimenti mirati e soluzioni digitali per coinvolgere il cliente. Il mercato globale del retail è cresciuto del +8,5% nell’ultimo anno e si avvia verso un 2026 in cui resilienza e capacità di adattarsi rapidamente al “Next Normal” faranno la differenza.
Cosa possono imparare brand e retailer da questo ciclo

L’analisi del ciclo 2019-2025 nel largo consumo offre ai retailer diversi spunti strategici in vista del 2026. Dopo anni sfidanti (pandemia, inflazione, cambiamento nelle abitudini), il 2025 segna una ripartenza ma anche un mercato mutato nelle priorità del consumatore e nelle dinamiche competitive. Per pianificare con successo il retail 2026 occorre capitalizzare le leve vincenti emerse in questo periodo.
Innovazione continua
L’innovazione di prodotto e di servizio si conferma fondamentale. Ciò significa introdurre assortimenti in linea con i nuovi trend (es. food salutare, convenience food, prodotti sostenibili) e sperimentare nuovi concept store. L’uso intelligente della tecnologia è parte integrante dell’innovazione: retailer globali adottano AI per ottimizzare supply chain, domanda e personalizzazione esperienze d’acquisto. Walmart, ad esempio, ha automatizzato oltre il 50% dei centri logistici e impiegato AI generativa per migliorare efficienza e customer satisfaction. In Italia, brand come Luxottica e Inditex stanno integrando supply chain predittive e customer journey omnicanale. Anche le PMI possono attivare progetti su inventory intelligence, dynamic pricing e recommendation engine.
Prossimità e formati flessibili
La centralità della prossimità è uno degli insegnamenti chiave del ciclo. I consumatori apprezzano la comodità di negozi vicini, assortiti secondo le esigenze locali e magari integrati con servizi utili. Le insegne che hanno investito sui format di vicinato e di piccola metratura (ad es. i supermercati Sigma di D.IT, oppure i nuovi concept urbani come Conad City o Coop di quartiere) hanno raccolto risultati migliori della media. Ciò non significa abbandonare i grandi store, ma piuttosto rendere ogni formato più flessibile e ibrido: ad esempio ipermercati che incorporano spazi di ristorazione o corner di servizio.
Customer experience omnicanale
Oggi l’esperienza d’acquisto è fluida tra canali: click & collect, coupon digitali, loyalty in app e servizi smart. I brand che integrano negozio fisico, mobile e online – come DMO, Tezenis, Zara, Action – ottengono fedeltà e un carrello medio più alto. Il 62% dei visitatori di mall apprezza programmi loyalty; il 61% gradisce offerte personalizzate. Potenziare piattaforme digitali in sinergia con negozi fisici diventa cruciale per fidelizzare e aumentare il carrello medio.
Retail media e nuovi ricavi
Sta emergendo il retail media, che monetizza traffico, dati e piattaforme digitali. Walmart Connect ha incrementato vendite pubblicitarie del 26%, contribuendo alla crescita dell’utile operativo. In Italia, realtà come Esselunga, Conad e Coop sviluppano proprie divisioni retail media per campagne mirate, generando ricavi aggiuntivi ad alta marginalità. Investire in marketing digitale, AI per la segmentazione e budget dedicati sarà strategico nel 2026. La strategia brand retail dovrà prevedere budget dedicati al retail media e competenze analitiche per massimizzarne il ROI, sfruttando l’AI per segmentare l’audience e personalizzare i messaggi.
Sostenibilità e valore di marca
La sostenibilità è diventata un prerequisito competitivo. Dal 2019 sono cresciuti i progetti ambientali, come logistica green e negozi carbon neutral. Coop ha portato la quota di prodotti a marchio sostenibili al 27%, mentre Esselunga e Lidl investono in energia rinnovabile. La sostenibilità rafforza la reputazione e attrae clienti fedeli, migliorando anche l’efficienza operativa. Nel 2026 si prevede l’integrazione estesa di obiettivi ESG nelle strategie retail.
In conclusione, il ciclo 2019-2025 insegna che la crescita sostenibile nel retail richiede innovazione, prossimità, esperienza omnicanale, retail media, AI e sostenibilità. Queste leve combinate rafforzano la competitività e preparano i brand e retailer ad affrontare un mercato in continua evoluzione nel 2026.




