Il retail italiano attraversa una fase di trasformazione accelerata dove le decisioni di apertura non sempre riflettono i reali comportamenti di spesa. I piani di sviluppo annunciati confermano circa 5.580 nuovi punti vendita annui ed oltre 33 mila nuove assunzioni. Tuttavia, i dati di performance rivelano discrepanze significative tra investimenti territoriali e rendimenti effettivi. Molti consumatori hanno adottato strategie di risparmio, limitandosi all’indispensabile e cercando la convenienza.
Dove si apre (andamento del retail)
Analisi settoriale
Dal punto di vista settoriale, alcuni comparti trainano più di altri l’espansione della rete commerciale. In base ai dati Confimprese, i settori più attivi nelle nuove aperture sono:
- Abbigliamento e accessori – circa 2.340 punti vendita,
- Ristorazione (QSR e non solo) – circa 1.278 nuove aperture
- Altro retail (casa-arredo, elettronica, telefonia, cura della persona, ecc.) – in ripresa dopo una flessione post-pandemica, con circa 1.962 nuove aperture.
Questi dati evidenziano una crescita del +8,4% rispetto al 2024, trainata principalmente da franchising alimentare e beauty retail. La ristorazione guida gli investimenti con una crescita del +12% nelle aperture, mentre l’abbigliamento mostra segnali di saturazione nelle location prime ma accelera nei centri commerciali e retail park.
Analisi territoriale
Il Nord Italia e le grandi città mantengono il primato con circa il 60% delle nuove aperture, la Lombardia si conferma al top per numero di nuovi esercizi avviate. Tuttavia, accanto alla locomotiva lombarda emergono anche regioni del Centro-Sud: Campania e Lazio risultano tra i territori più dinamici per nuove imprese commerciali, segno di vitalità imprenditoriale diffusa. Il Sud Italia accelera il recupero con il 31,6% delle nuove imprese avviate tra il 2023 e il 2025. In altre parole, le catene retail stanno estendendo le proprie reti anche in regioni meridionali e aree prima meno coperte, puntando su mercati locali considerati promettenti.
Va sottolineato che la crescita delle aperture riguarda in prevalenza il retail organizzato (catene in franchising o a gestione diretta). Parallelamente, infatti, il commercio indipendente tradizionale fatica a tenere il passo: nel 2024 si è osservato un saldo fortemente negativo tra aperture e chiusure di negozi indipendenti, con oltre 61 mila chiusure a fronte di 23 mila nuove aperture.
Dove si spende (comportamenti d’acquisto)

Spesa e divari territoriali
In parallelo all’espansione della rete di vendita, è fondamentale esaminare dove e come gli italiani spendono davvero, per valutare la rispondenza tra offerta commerciale e domanda. Secondo gli ultimi dati ISTAT, la spesa per consumi delle famiglie è rimasta sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente. I dati evidenziano una crescita delle vendite al dettaglio del +1,3% in valore nei primi sei mesi del 2025, ma con una contrazione del -0,3% in volume che segnala pressioni inflattive persistenti. L’alimentare cresce del +2,8% a valore , mentre il non alimentare arretra del -0,3% .
Il Nord-Ovest guida la spesa pro-capite con una crescita del +2,1% rispetto alla media nazionale, beneficiando di maggiore potere d’acquisto e densità di punti vendita premium. Il Sud mostra segnali contrastanti: -0,5% nella spesa generale ma +5,6% nel largo consumo confezionato , indicativo della priorità data a beni essenziali.
Categorie merceologiche vincenti e deboli
La ripartizione della spesa vede circa l’80% destinato a beni e servizi non alimentari (2.222 € su 2.755 € mensili) e il restante 20% circa ad alimentari e bevande.
Tra le categorie vincenti spiccano beauty (profumeria +4,3% maggio 2025), drugstore (beni di largo consumo +2,9% Q3 2024) e foodservice (+8% pipeline e +5,0% volumi Sud). Questi settori mostrano il perfetto allineamento tra l’apertura programmata e le prestazioni di vendita. In sintesi, il consumatore 2025 privilegia prodotti accessibili, esperienziali e legati al benessere quotidiano.
Le categorie deboli includono abbigliamento fast fashion (-3,4% giugno 2025), mobili e tessili (-2,9%), ed elettronica consumer (-0,2% volumi Q3 2024). Questi settori mostrano sovrainvestimenti in apertura rispetto alla domanda reale, suggerendo necessità di riposizionamento strategico.
Analisi comparata e implicazioni strategiche
Confrontando i due mondi, dove si apre e dove si spende, emergono scostamenti che meritano attenzione strategica.
- Coerenza settore / domanda: Il forte impegno nel foodservice è giustificato dalla domanda in aumento per la ristorazione. Al contrario, l’abbigliamento mostra possibili contraddizioni tra nuove aperture e consumi indeboliti.
- Geografia selezionata: Il Nord, con capacità di spesa elevata, appare un terreno più stabile per nuove aperture, mentre il Sud può offrire opportunità, ma con ritorni più graduali e la necessità di format adatti.
- Focus su realtà e servizi: Nei settori in contrazione, il successo passa dall’esperienza in-store (eventi, consulenze personalizzate, omnicanalità) piuttosto che dalla mera espansione fisica.
- Brand digitali che aprono negozi: I marchi nati online stanno investendo nel fisico come forma di marketing esperienziale e per aumentare la fidelizzazione. Il loro approccio, spesso data-driven, porta innovazione anche al retail tradizionale.
In sintesi, nel 2025 non basta espandere la rete: occorre farlo in sinergia con i dati di consumo reali. Le aziende che sapranno calibrare location, assortimento e formato in base al potere di spesa locale e che integreranno servizi e tecnologie in-store potranno costruire reti di qualità e sostenibili anche nei mercati competitivi odierni.





